La cocciniglia e il rosso: perché il fico d'India arrivò in Europa
Sull'etichetta di DiaformRX compare Opuntia ficus-indica. Questo testo racconta come quella pianta sia arrivata dal Messico al Mediterraneo e perché all'inizio non interessasse per i frutti. Di effetti non si parla.
Un insetto che vive sulle pale
Sulle pale del fico d'India vive una cocciniglia, Dactylopius coccus. Le femmine si fissano al cladodio, si coprono di una cera bianca e passano lì tutta la vita. Nel loro corpo si accumula una sostanza rossa che serve a tenere lontani i predatori.
Quella sostanza, raccolta e essiccata, dà un colorante rosso intenso e stabile: il carminio. Per ottenerne un chilo servono decine di migliaia di insetti, il che spiega da solo perché sia stato per secoli una merce di lusso.
Il rosso prima dell'America
L'Europa medievale un rosso ce l'aveva: il kermes, ricavato da un'altra cocciniglia che vive sulle querce mediterranee. Era però meno intenso e meno resistente al lavaggio, e serviva in quantità molto maggiori per ottenere la stessa tinta.
Quando le prime partite di cocciniglia messicana arrivarono in Spagna nel Cinquecento, il confronto fu impietoso. Il nuovo rosso copriva meglio, durava di più e si prestava sia ai tessuti sia alla pittura.
Un monopolio lungo due secoli
Per lungo tempo la Spagna controllò la produzione e ne esportò solo il prodotto essiccato, mai gli insetti vivi. Fuori dall'impero nessuno sapeva con certezza se la cocciniglia fosse un animale o un seme — la questione fu discussa seriamente fino al Settecento.
Alla fine il monopolio si ruppe come si rompono tutti: qualcuno portò via insetti vivi e piante ospiti. Le coltivazioni nacquero alle Canarie, in Nordafrica e in America centrale, e con esse si diffusero le opunzie che servivano a nutrirli.
Il paesaggio che è rimasto
Il colorante perse valore commerciale nell'Ottocento, quando comparvero i coloranti di sintesi. Le piante, però, erano ormai piantate ovunque: il fico d'India resta oggi un elemento del paesaggio siciliano, calabrese e sardo, coltivato per il frutto e usato come siepe e come consolidamento dei terreni in pendenza.
È un caso interessante di eredità: la ragione economica che aveva portato la pianta è sparita, la pianta è rimasta e ha trovato altri usi. In Italia esistono coltivazioni specializzate e produzioni tutelate da marchi di origine.
Il carminio oggi
Il carminio non è scomparso. È tuttora impiegato come colorante alimentare e cosmetico ed è identificato in etichetta con la sigla E 120. È uno dei pochi coloranti di origine animale ancora in uso, e proprio per questo va dichiarato con attenzione nei prodotti destinati a chi segue diete vegetariane o vegane.
Nel prodotto di cui parla questo sito non c'è: la lista degli ingredienti non riporta coloranti. La menzioniamo perché è la stessa pianta a collegare due mondi lontani — un colorante e un estratto vegetale.
Perché sull'etichetta conta la parte della pianta
La cocciniglia vive sul cladodio, cioè sulla pala. Il frutto è un'altra cosa e non c'entra né con il colorante né con l'estratto dichiarato in questa confezione, che secondo l'etichetta viene appunto dal cladodio.
„Opuntia" da sola, su una lista di ingredienti, non dice quale parte sia stata lavorata. La parte della pianta è un'informazione autonoma e va letta insieme al nome latino.
Quel che la storia non dimostra
Che una pianta abbia una storia lunga e documentata non dice nulla su che cosa faccia un suo estratto. Per gli ingredienti botanici nell'Unione europea non esistono indicazioni sulla salute autorizzate; il regime transitorio dell'art. 28 par. 6 del regolamento (CE) n. 1924/2006 non è un permesso generale, come ha confermato la Corte di giustizia nella sentenza C-386/23.
Sulle nostre pagine di prodotto trovate quindi la composizione e non l'effetto. Questo testo resta sulla pianta e sulla sua storia.
Una nota italiana sull'etichetta
Fra le quattro piante di questa formula, il ginepro compare nell'allegato 1 del decreto ministeriale del 10 agosto 2018 — l'elenco delle piante ammesse negli integratori — con un'avvertenza obbligatoria in etichetta: „Non utilizzare per periodi prolungati senza sentire il parere del medico. Non utilizzare in caso di disfunzione renale." La riportiamo anche nella sezione delle avvertenze della pagina di prodotto, perché è un obbligo di etichettatura e non un consiglio della redazione.
Fonti
- World Flora Online – Opuntia ficus-indica (L.) Mill.
- World Flora Online – banca dati dei nomi delle piante
- World Flora Online – Juniperus communis L.
- World Flora Online – Gymnema sylvestre (Retz.) R.Br. ex Sm.
- World Flora Online – Pinus sylvestris L.
- Royal Botanic Gardens, Kew – Plants of the World Online
- FAO – Crop ecology, cultivation and uses of cactus pear (2017)
- Feedipedia – Opuntia spp. nell'alimentazione animale
- International Association for Plant Taxonomy – codice di nomenclatura
- PubMed – banca dati della letteratura biomedica
- EFSA Journal – pareri scientifici dell'Autorità
- Regolamento (CE) n. 1924/2006 su indicazioni nutrizionali e sulla salute
- Regolamento (UE) n. 432/2012 – elenco delle indicazioni consentite
- Regolamento (UE) n. 1169/2011 – informazioni ai consumatori
- Regolamento (CE) n. 1333/2008 sugli additivi alimentari
- Direttiva 2002/46/CE sugli integratori alimentari
- Corte di giustizia dell'Unione europea – causa C-386/23
- Ministero della Salute – portale istituzionale